Thinking 2.0 - Web experience, social media e dintorni...

Come fare marketing su Facebook

Lo spunto mi viene dal sempre ottimo lavoro che il gruppo di Altimeter Group sta facendo alla guida della brava Charlene Li: ultima nata delle ricerche, uno studio dal titolo "The 8 Success Criteria For Facebook Page Marketing" firmato da Jeremiah Owyang (con il contributo di Christine Tran e Alan Webber). Il Report (che potete leggere integralmente Scaricandolo da qui) fornisce alcuni criteri per far funzionare la propria Facebook Page in modo efficace e soprattutto allineato con i propri obiettivi di business e lo consiglio vivamente a tutti i responsabili marketing e community manager che ancora non lo conoscono.

I social network - o social media come sono stati recentemente rinominati dall'amministrazione Obama - sono un contesto completamente diverso rispetto a quelli fino ad ora esplorati ed utilizzati dai marketers, più a loro agio con concorsi a premi ed eventi ad effetto che con le relazioni stabili e di lungo periodo tipiche del mondo dei social media.
Ma torniamo all'argomento principale, il vecchio vizio dei marketers - non solo nostrani - comporta un doppio errore:
  • sopravvalutare la potenza dei tools, degli strumenti in se, considerandoli autosufficienti a raggiungere gli obiettivi di business;
  • sovrastimare la propria capacità di gestire le relazioni sempre e comunque, in ciascun contesto, con ciascun strumento si trovino ad avere a che fare.
Alcuni esempi:
  • acquisire piattaforme di marketing (email e newsletter, lead generation, CRM) pensando che sia sufficiente una mail ogni tanto per convincere il prospect a trasformarsi in cliente;
  • sviluppare la propria pagina su Facebook riempendola di annunci di marketing, di presentazioni di prodotti che trovano già posto sul sito principale;
  • attivare twitter pensando che poi tutto il "mondo ci legge" perché tutti sono su twitter.
Tempo fa mi sono trovato in una azienda a proporre la nostra consulenza e - tra le altre cose - era percepita la necessità di sbarcare su Facebook; l'atmosfera si faceva elettrizzata quando mostravo lo scenario, le potenzialità del contesto, convincendoli che era urgente partire. Quando però ho anche parlato di training e best practices per la gestione della pagina e le modalità di relazione, si è alzato un muro quasi stizzito, della serie "Penserai mica che non siamo capaci di parlare ai nostri clienti??!!". Ovviamente era proprio quello che pensavo, non in termini di incapacità generale, ma solo di scarsa se non nulla conoscenza del nuovo contesto.
Mesi dopo ho trovato la pagina di quella azienda su Facebook, era ovviamente farcita di comunicati stampa e messaggi tipici del marketing; nessuna informazione veramente utile, nessuna promozione o offerta. Vi erano anche molti utenti iscritti, ma nessun commento. Nemmeno una misera call-to-action per riportare l'investimento a casa. Solo il solito giochino inconcludente e noioso. Una vera tristezza, ma soprattutto una occasione sprecata.
Il report di Altimeter non fa altro che avvalorare questa mia tesi; il sottotitolo è eloquente: Analysis reveals brands lack maturity by not leveraging social features e stiamo parlando di 30 tra i marchi più prestigiosi.
Rimarcando quindi l'invito alla lettura del report, riporto solo il sunto delle raccomandazioni finali, per un invito a pensare:
  • dimenticare il marketing come lo abbiamo utilizzato su altri contesti (read-only playbook) e cimentarsi nel dialogo a due vie tipico del social marketing;
  • connettere il marketing su facebook con quello esistente; con la comunicazione web ad esempio;
  • misurare l'efficacia sulla base del raggiungimento degli obiettivi di business, non di semplice numero d fan (o mi piace).
Ma soprattutto, perseguire gli 8 criteri indicati puntigliosamente da Jeremiah e che potete trovare qui.

Buon lavoro a tutti

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Google Mayday e la longtail

Approfitto della calma avostana per una rapida nota su un importante effetto di un upgrade di Google di alcuni mesi fa. Lo hanno chiamato Google Mayday (gioco di parole tra Aiuto e Festa del Lavoro) ed ha avuto effetti in alcuni casi devastanti in termini di traffico ai siti web. 

Alcuni riportano cali fino al 90% del traffico derivante dalla long tail (tante parole chiave con poco traffico); sito meglio strutturati in termini di ottimizzazione per motori di ricerca, riportano invece una media del 5-15% di minor traffico rispetto alla longtail.

In generale questo è stato fatto per "snellire" - come dice Fortunecat.it - l'indice di Google dalle pagine meno importanti che appesantivano l'algoritmo di Google, togliendo importanza alla frase indicizzata e dandone di più ad altri fattori riferiti alla pagina che contiene la frase.

Lo scopo principale di Google in queste attività è ovviamente quello di rimuovere il più possibile i contenuti poco importanti, quelli che appesantiscono la pagina dei risultati (SERP) andando incontro alle esigenze di chi cerca rispetto a chi vuole essere trovato.

 

Chi ha lavorato bene in termini di ottimizzazione per motori di ricerca (SEO) ed ha puntato più sul contenuto delle pagine  non ha molto da temere, anzi, ha solo da guadagnare.

 

Vi consiglio di guardare l'ottimo video realizzato da SeoMoz http://bit.ly/ai3DHrsull'argomento e controllare le statistiche del vostro sito.

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eFlux - crossmedia group, è online il nuovo sito

Dopo quasi un anno di gestazione, i calzolai hanno messo le scarpe. E' online il nuovo sito eFlux e nei prossimi mesi concentreremo una grossa fetta del nostro tempo a potenziare la presenza di eFlux - crossmedia group nel nuovo contest web.

E per segnalare il nuovo contesto web vi allego gli screenshot del nuovo sito eFlux presi da un Iphone(R).

Follow us into the future

     
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eFlux_-_crossmedia_group_onlin.zip (226 KB)

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Marotta & Russo: Installazione eFlux@“Città Caldogno” (Vi)

Ospito volentieri il comunicato di un'opera che mi accomuna in molti sensi: amicizia e stima - anzitutto - ma anche arte, fino al punto in cui questa riesce a scuotere il cuore di un materialista come il sottoscritto. Non tutte le opere comunicano ad ognuno di noi un senso, anche perché ciascuno di noi è sensibile a linguaggi e forme diverse e le diverse emozioni - che comunque tutti abbiamo anche se nascoste da un muro di granito - vengono stuzzicate in modo diverso. Le opere di Stefano e Roberto (Marotta&Russo per l'appunto) parlano il nostro linguaggio, forse non quello di tutti ma senz'altro quello del nostro tempo, quello che riconosciamo.

Paolo Bolpet, sensibile ai linguaggi...

Marotta&Russo: Installazione eFlux@“Città Caldogno” (Vi)

È stato inaugurato lo scorso sabato 12 Giugno 2010 il nuovo complesso residenziale, commerciale, direzionale e sportivo “CITTÀ CALDOGNO”, situato nel centro di Caldogno (Vi).
Nell’occasione è stata presentata al pubblico l’installazione permanente intitolata “eFlux” del duo artistico udinese Marotta & Russo. L’imponente opera è stata appositamente concepita e realizzata per i 400 metri quadrati di superficie ed i 30 metri di lunghezza delle pareti interne del grande edificio ospitante il modernissimo “Centro Piscine”, collocato nel cuore del nuovo complesso residenziale (www.cittacaldogno.it).

eFlux di Marotta & Russo

Abbiamo pensato al grande edificio ospitante le piscine del complesso urbano “Città Caldogno” come l'elemento centrale, non solo dal punto di vista fisico ed architettonico, della nuova comunità. Una sorta di “cattedrale” laica, insomma, capace di essere e di rappresentare il centro di relazione e di confronto – lo spazio sociale – di una città ideale, neo-rinascimentale, alla sua fondazione. 

L’intervenire con un’opera permanente sui 400 metri quadri delle pareti interne del complesso, con la volontà di esaltare e mettere in moto tali potenzialità insite nelle funzioni della struttura, è stata la nostra assunzione di responsabilità, il nostro compito di artisti. Per ribadire – in un’ottica contemporanea e tramite le nostre peculiari estetiche digitali – le antiche valenze, civili ed emblematiche dello spazio paretale e la funzione sociale e mitopoietica dell’Arte. Due le polarità da noi poste in relazione, l'acqua e la città: ovvero l’elemento lustrale ed ancestrale, in rapporto stretto con il concetto di nascita e quello sociale ed antropologico, in riferimento alla fondazione di una comunità. 

Abbiamo quindi delineato sulle pareti interne dell’edificio uno skyline urbano essenziale – ad un tempo contemporaneo e futuribile – mobilmente rispecchiato nell'acqua delle piscine sottostanti, in un tutt'uno percettivo ed ambientale. Operando così una trasposizione analitica, funzionale ed estetica di un modello ideale di città nuova e contemporanea, ubiquamente pervasa da invisibili infrastrutture cablate e da potenti reti di telecomunicazione che costantemente ne ridefiniscono i contorni in relazione con il mondo. Una città – e civiltà – nuova, quindi, che è soggetto, oggetto e contesto di un flusso elettronico incessante, “liquido”, socialmente fertile e culturalmente connotato.

Marotta & Russo sono un duo di artisti udinesi (www.avatarproject.it). 
Marotta & Russo sperimentano le possibilità espressive e visive offerte dai new media, mettendole in relazione critica rispetto alle categorie psicologiche, logiche e linguistiche indotte dal Digital Lifestyle contemporaneo.

     
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Marotta_Russo_Installazione_eF.zip (1154 KB)

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L'agenzia di comunicazione eFlux Crossmedia Group di Udine lancia il nuovo webspot per la cucina Orange di Snaidero - eFlux Crossmedia Group

11.24.2009 – Avvalendosi dell’esperta regia di Massimo Garlatti Costa, il video è uno spot virale di tipo "web 2.0". Ovvero realizzato a partire da un web casting collaborativo operato fra coloro che avevano aderito all'invito rivolto quest'estate da Snaidero direttamente al suo pubblico.

Lo spot costituisce il punto di partenza della rinnovata idea di comunicazione web che l’agenzia eFlux ha progettato e sviluppato per Snaidero. Esso, infatti, rappresenta il cardine della webstory che prende il suo avvio con la nuova campagna Snaidero in programmazione per dicembre e gennaio prossimi.

Dotato di un tono in grado di sottolineare l’intelligenza progettuale e l’innovazione nell’impiego dello spazio di cui Orange è capace, il webspot si avvale di uno stile amichevole, ironico e coinvolgente. Del tutto inedito per il settore cucine, ma perfettamente in linea con i valori di Snaidero e con il mood contemporaneo.

eFlux Crossmedia Group
eFlux – Crossmedia Group è un nuovo progetto imprenditoriale che nasce dalla volontà, l’entusiasmo e l’ultradecennale esperienza di un gruppo di professionisti provenienti da due storiche agenzie di comunicazione: Avatar Studio e Wavenet.
eFlux – crossmedia group ti affianca come partner nelle tue necessità di comunicazione d'impresa con l’efficacia di un approccio innovativo e crossmediale.

 

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Web marketing trends nel 2010

Questo mio intervento prende spunto da due articoli di Eric Tsai uno intitolato 3 brand marketing trends that will continue in 2010 e l'altro incentrato invece su 3 web marketing trends that will accelerate in 2010, articoli molto interessanti e ben strutturati che consiglio di leggere e con cui mi trovo essenzialmente d'accordo. Qui di seguito vi sottopongo il mio personale contributo a queste previsioni in chiave di mercato italiano o eruopeo:

  • Monitoraggio dei social network e Social Media Marketing Si fa un gran parlare da molto tempo di Facebook, di Myspace e di come le aziende devono entrare in questo nuovo contesto a fare marketing, pubblicità e quant'altro. Quello che dico ai miei clienti è che siamo in questo momento come a 15 anni fa in cui le aziende dovevano valutare se realizzare o meno un sito web e come realizzarlo: i social network sono ormai un contesto con cui tutte le aziende, i professionisti e le istituzioni dovranno confrontarsi nell'immediato futuro, questo processo è ineluttabile; piuttosto la domanda non è se entrare o meno, se confrontarsi o no, ma come creare delle relazioni con gli utenti dei social network. gli strumenti in mano alle aziende in questo momento sono sostanzialmente gli stessi di qualsiasi altro ambito di intervento: a) raccolta dati e analisi, b) definizione degli obiettivi, c) elaborazione della strategia, d) misurazione dei risultati. Nello specifico si parte da un monitoraggio dei media sociali (blog, forum, social network) per capire se s parla di noi e come se ne parla, senza questo monitoraggio è inutile passare alla fase successiva. Esistono una serie di strumenti a disposizione, alcuni estremamente potenti (e costosi) altri gratuiti oppure società che lo fanno per vostro conto.
  • Misurazione e analisi delle attività La diffusione di Google Analytics (ex Urchin), riaffermata con l'uscita delle ghiotte features della versione 4.0 che lo avvicinano sempre più ai tools di tipo Enterprise, fa si che ormai parlare di web analytics sia cosa di tutti i giorni (non ostante mi trovi ancora clienti che chiedono il contatore...). Questo strumento ha di fatto tolto ai marketers una ulteriore scusa per non misurare l'efficacia delle proprie attività online, ma anche offline. La crisi economica ha ulteriormente accelerato l'ansia delle aziende di avere dati in merito alle proprie attività promozionali e quindi ormai la maggior parte delle attività online vengono monitorate da qualche strumento di web analytics. La prossima sfida è capirne le potenzialità, ovvero: a) individuare gli obiettivi delle campagne online/offline, b) definire quali indicatori di performance (KPI, key performance indicators) possono darci la visione della efficacia di queste campagne c) monitorare l'andamento dei KPI per le campagne attive d) correggere le attività in relazione all'andamento dei KPI.
  • Video comunicazione Strumento ancora sottovalutato - in quanto i marketers sono legati ad una concezione molto pubblicitaria o istituzionale dei video - stanno diventando uno dei principali canali di comunicazione online in svariati campi, dalla brand awareness, al training, alla conversazione, al e-commerce fino ad arrivare al video-banner, evoluzione estremamente accattivante del video spot. Il video non ha mai perso il suo appeal nei confronti degli utenti, il calo di attenzione deriva a mio avviso più dal suo eccessivo sfruttamento in campo pubblicitario (interuptive advertising). Che il video riprendesse il sopravvento dopo la sbornia del web, alcuni di noi lo avevano capito già da tempo, il modo con cui sarebbe evoluto era forse più difficile da prevedere. Gli investimenti necessari a fare dei video di qualità sono ormai ragionevoli ed il loro vasto campo di utilizzo ne fanno uno degli strumenti con più alto ROI attualmente in circolazione. Si pensi anche solo ad un video di prodotto che può essere utilizzato - se ovviamente realizzato in modo intelligente - per la presentazione del prodotto sul web, nelle fiere, presso i rivenditori, in video-banner promozionali, in concept site dedicati.
  • Mobile comunication La diffusione degli smartphone e delle connessioni mobile a banda larga, stanno definitivamente consacrando il telefono cellulare come il dispositivo di accesso preferito da molti utenti e dalle nuove generazioni in particolare; si pensi che per i più giovani ormai l'accesso ai social network avviene via cellulare, saltando piè pari il PC. La creazione di siti web ottimizzati o di  applicazioni dedicate (vedi Apple Iphone o Google Android) va a mio avviso valutata molto seriamente: si pensi alla applicazione sviluppata da Illy Caffè per la ricerca su Iphone di bar con il caffè del produttore triestino.
Questi a mio avviso gli spunti su cui meditare con molta attenzione, ma state sintonizzati... ne vederete delle belle e tenete d'occhio eMarketer, sempre notoriamente ricco di dati interessanti su quanto si sta muovendo nel campo del internet marketing. 
Buona meditazione a tutti.

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Reputation management nell'era del 2.0

Oggi mi chiama un cliente per il quale seguiamo la comunicazione web e mi chiede una opinione su come gestire alcuni reclami molto pesanti che l'azienda ha trovato su un blog, chiedendomi anche se vi potessero essere gli estremi per una azione legale.
Dopo aver spiegato la mia posizione in merito ed averla argomentata, mi è subito venuto in mente un fatto molto intertessante accaduto la scorsa settimana nell'asfittico panorama politico italiano: il giudice Woodcock ha querelato il presidente della camera Fini per alcune dichiarazioni fatte da quest'ultimo nel corso di una trasmissione televisiva; all'annuncio di Fini di non avvalersi della tutela del lodo Alfano e di andare subito in giudizio, Woodcock ha risposto ritirando la querela e dando a fini del galantuomo.
Questi due fatti sono importanti perché danno un piccolo quadro di come debba essere gestita la reputazione in questo periodo storico che, non dimentichiamo, è in piena crisi economica ed in cui aziende ed istituzioni stanno vedendo il punto più basso della loro credibilità.
Il fatto che ciascuno possa esprimere le proprie opinioni pubblicandole online su forum, blog o altro è cosa ormai metabolizzata; gli effetti che questo può avere in modo diretto su di noi e sulla nostra attività invece no. Quando accade è come se ci svegliassimo da un film "ma come? succede veramente?? ma io li denuncio!".
Quando ancora nel 1999 Cluetrain Manifesto diceva "1. Markets are conversations" prendeva atto di un fatto (scusate la rima) e già ci suggeriva un futuro in cui la chiacchiera a tavola o al bar sarebbe esplosa sul social web e qui e con queste nuove sfide dovranno confrontarsi le aziende e gli addetti alle pubbliche relazioni, ma la domanda che sorge spontanea è: "sono pronti?" perché se vedo sorgere nuove competenze e professionalità nelle grosse organizzazioni internazionali (vedi Edelman) o in alcune agenzie americane o inglesi (Brian Solis o Deirdre Breakenridge per fare alcuni facili esempi), in Italia vedo una generale sottovalutazione delle attività online dovuto in gran parte alla esternalizzazione delle attività di PR e Ufficio Stampa ed alla scarsa preparazione di queste. Si parlava di questo aspetto un po' di giorni fa con un vecchio amico che si occupa di CRM con cui osservavamo la pratica di tenere in casa costose infrastrutture per gestire ad esempio i contatti (senza capire che proprio i contatti sono la ricchezza, non la loro gestione) e su un altro versante quello di dare all'esterno la gestione delle PR sul social web, dove invece è più strategica la presenza di personale qualificato della Azienda - che mette la sua faccia sulla strada.
L'impressione generale che deriva da tutto questo è che fondamentalmente le aziende devono chiarire e chiarirsi su quali siano attività strategiche e quali invece semplice operatività (o commoditiy). Riguardo a questo ma meriterebbe un approfondimento, la pratica in tempi di crisi di disfarsi dell'unica arma strategica in mano alle aziende: le pubbliche relazioni e il marketing... buffo, è come preparare una bomba ad orologeria e sedervici sopra.

Ma se siete curiosi di sapere cosa ho detto al mio cliente...
  • Dotarsi di un sistema di reputation monitoring, che non significa necessariamente spendere soldi in tools o sistemi, ma soprattutto seguire un metodo, un processo di monitoraggio della rete e dei canali preferenziali dei propri clienti; questa può essere una attività data in outsourcing, in quanto non strategica; un'agenzia può ad esempio redarre una lista di siti da monitorare, tenere aggiornata la lista e fornire anche gli alert in base all'analisi delle conversazioni (riocordate! negative ma anche positive... ma di questo parleremo un'altra volta); analizzare gli interventi ed assegnare loro una priorità, un po' come il colore che viene dato alle emergenze mediche al pronto soccorso.
  • Rispondere alle critiche nel posto in cui sono state formulate, immediatamente, con autorevolezza (deve essere una persona che parla a nome dell'azienda, preferibilmente nome e cognome), accettando le critiche (se fondate), ringraziando per l'aiuto (se effettivo), ricordandosi che viviamo in un paese civile anche se l'interlocutore potrebbe non ricordarselo e soprattutto fornire soluzioni e non risposte evasive; ricordare che non state rispondendo alla persona - sarebbe sufficiente una email - ma state dando informazioni che devono essere utili a tutti quelli che leggono.
  • Misurare se possibile, ma senza troppa ansia, gli effetti delle attività di reputation managment: una risposta efficace su un blog vale comunque un milione (chi ricorda il Sig. Bonaventura di Sergio Tofano?); misurare gli effetti delle azioni di reputation management non è impossibile ma non è facile; rispondere ad un commento è un conto, fronteggiare centinaia di clienti su canali diversi è altra cosa, per cui anche gli investimenti da dedicare devono essere proporzionali alla minaccia, tranne uno: il tempo da dedicare che si deve trovare sempre.
Qualche link interessante lo trovate qui Best Internet Marketing Posts by Tamar Weinberg, altri li trovate sulla rete cercando Reputation Management. Buon lavoro

   
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Reputation_management_nellera_.zip (547 KB)

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Social media: engagement & diffusione

Questo post mi viene ispirato da due fonti estremamente interessanti:

Il pensiero che mi è venuto dalla lettura dei due testi è che
  • ormai il fenomeno social media, web 2.0 o comunque chiamar si voglia, non si può semplicemente ignorare; le aziende ma ancora di più le istituzioni devono in modo urgente essere presenti e attivi
  • diventa sempre più difficile capire come operare in questo nuovo contesto - ovvero quello che internet è diventato negli ultimi anni, perché i canoni classici del marketing e della comunicazione non sono più applicabili
Considerazione a margine è che aziende ed istituzioni, in questo marasma rischiano di fare la fine dei tonni nella tonnara.
E allora? Che fare?
Non posso che ripetere i suggerimenti del buon senso, con l'aiuto di quello che Josh Bernoff (coautore di Groundswell) chiama il metodo POST (People, Objectives, Strategy, Technology)
  1. Analizzare il proprio contesto: collaboratori, clienti, fornitori, prospect, ovvero il "people" le persone che compongono il nostro immediato contesto;
  2. Stabilire precisi obiettivi: chiari, semplici, raggiungibili e soprattutto misurabili;
  3. Costruite la vostra strategia con il supporto di esperti: parlate con loro e lasciatevi convincere, non ate per scontato che la grande agenzia abbia le competenze anche per fare le uova a pois; l'importante è la strategia venga costruita "assieme a voi" non "sopra di voi"
  4. Poi, solo alla fine di tutto ciò, scegliete la tecnologia che meglio si adatta a tutto quanto avete stabilito e soprattutto alla possibilità di essere gestito
Questo ultimo punto mi fa venire un mente un ultimo monito: diffidate da chi si offre come gestore in outsourcing delle attività sui social media; queste attività non possono essere gestite al di fuori della vostra realtà: devono venire presto integrate, magari dopo un periodo di affiancamento, di training, di introduzione di best practices, ma comunque devono essere svolte all'interno della struttura e diventarne parte integrante come flusso di lavoro e di "vision". Riguardo a questo ho appena dato una letta veloce ad un ebook di Amber Naslund dal titolo "Building a social media team" in cui ad un certo punto sottolinea:

I’d recommend against having your agency do the outreach on your behalf, at least for the long term. They might be able to act as guideposts and training wheels as you get going. And I think there is immense value in having trusted, experienced experts on your team to lend their talents and ideas.

     
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Social_media_engagement_diffus.zip (136 KB)

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From the net: The Reports of Summer, Five Easy Pieces

Marketing & Strategy Innovation

The Reports of Summer: Five Easy Pieces

by Joel Makower on 1 September, 2009 - 17:21

The normally dry days of August have been fertile when it comes to research and reports on green business topics. Recent weeks have seen a flurry of publications from corporate, nongovernmental, and other organizations. Whatever happened to slow summer days?

I've pored through much of what's been served up this summer. Herewith are summaries of what I learned from five of them:

  • Water Footprinting: Identifying & addressing water risks in the value chain (Download - PDF), a joint effort of WWF and the beverage giant SABMiller, was published recently during World Water Week. Water footprinting is being used increasingly to understand the total amount of water it takes to create the clothes we wear, the food we eat, and the beverages we drink, among other products and services. Water footprinting isn't just an academic exercise: it can help companies make better decisions about how it manages it plants, works with suppliers, or engages with governments on policy issues.

    The report provides insight into the learnings of two water footprint pioneers, WWF and SABMiller, who collaborated with consultancy URS Corp. to undertake water footprints of the beer value chain in South Africa and the Czech Republic. The report discusses what the water footprint results in South Africa and the Czech Republic mean for SABMiller's businesses and their action plans in response to the findings.

    Why would a company open itself up to such scrutiny? Perhaps because of the findings:

    In comparison with other beverages, beer's water footprint is relatively small; for example an independent report has estimated that coffee, wine, and apple juice all have water footprints more than three times that of beer.

    However, the water footprint figure itself does not give the whole picture, as WWF and SABMiller point out. More important is the context — where water is used, what proportion of the area's total water resource it represents, and whether water scarcity creates risks to the environment, communities and businesses now or in the future.

  • Climate Change Compass: The Road to Copenhagen (download - PDF), from the U.K.-based research firm EIRIS, compares 2009 performance of the 300 large companies and finds that "while corporate commitment to mitigation has improved, unmitigated risk is still unacceptably high." EIRIS reviewed the 300 largest global companies by market capitalization listed on the FTSE All World Index to assess the current state of corporate responses to climate change. The report highlights the direction companies are taking with regard to the issue and examines its implications for investors.

    Fully a third of the companies studied have unmitigated climate change risk, about the same as a year earlier. Just over half (55%) have short-term targets on climate change (compared to 48% in 2008), while 91% of "high" and "very high" impact companies (such as those in industrial metals, food producing, and oil and gas production) disclose absolute CO2 or greenhouse gas emissions data (73% in 2008).

    Even where there's good news, it's still rather sobering. EIRIS found that about one in five (19%) companies deemed to have a "high" and "very high" risk still have "no or a limited response to climate change." This is an improvement from 34% of companies in 2008, but hardly anything to cheer about.

  • Carbon Risks And Opportunities in the S&P 500 (download here), a collaboration of the nonprofit Investor Responsibility Research Center Institute and Trucost, a global provider of environmental data and analysis, analyzes the potential financial implications of applying a carbon price to global emissions for companies listed on the Standard & Poor's 500 Index. It concludes that "the financial risk to companies in the S&P 500 would vary greatly under a cap-and trade program requiring the purchase of carbon emission credits."
    If a market price of $28.241 were applied to each ton of CO2-e emitted by companies in the S&P 500 and their first-tier suppliers, carbon costs would total over $92.8 billion. This equates to over 1% of revenue from the companies in 2007, and over 5.5% of combined EBITDA.

    At the company level, carbon costs would vary, from less than 1% of EBITDA for 203 companies, "while 71 companies could see earnings fall by 10% or more."

    Trucost and IRRC point out that some large investors are beginning to view their portfolios through the lens of carbon risk and mitigation, a hopeful sign that could push companies to become more proactive even in advance of legislation.

    One recent development within the institutional investing arena is that some asset owners and managers have begun to invest in companies that are on a clear path to reducing their emissions, or that provide "solutions" such as energy efficiency and clean technologies and renewable energy supplies. For instance, the Norwegian Government Pension Fund – Global announced plans in April 2009 to allocate approximately $2.8 billion to an environmental program, including investments in "climate-friendly energy" and improving energy efficiency.

  • Removing the Roadblocks: How to Make Sustainable Development Happen Now (download - PDF), published by the law schools at UCLA and UC Berkeley and sponsored by Bank of America, is the first in a series of reports on how climate change will create opportunities for specific business sectors and how policy makers can facilitate those opportunities. It focuses on California but has relevance outside the Golden State.

    The report identifies four major obstacles "blocking environmentally sustainable neighborhoods," including aging utilities and scarce transit lines, the high cost of building multi-level structures, regulatory barriers from planning and zoning laws, and tax incentives that favor suburban sprawl. The report recommends long- and short-term action steps that policy makers and industry professionals can take to remove these obstacles.

    Among the recommendations for "industry leaders":

    • Invest in sustainable development and utilize the experience and expertise of sustainable developers.
    • Create a group of industry leaders to lobby government decision-makers to end the barriers to better land use policies.
    • Conduct a public education and outreach campaign "to inform voters about the benefits to them of sustainable development and the need for infrastructure support like transit and utility upgrades."
  • How Green Will Save Us is the intriguing cover headline of the September issue of Harvard Business Review (view here, subscription required), a package of stories covering innovation, energy, consumers, and green technology. In the lead story, "Why Sustainability Is Now the Key Driver of Innovation," the authors report on their study of sustainability initiatives of 30 large corporations, concluding that "sustainability is a mother lode of organizational and technological innovations that yield bottom-line and top-line returns."

    The quest for sustainability "is already starting to transform the competitive landscape," say the authors.

    By treating sustainability as a goal today, early movers will develop competencies that rivals will be hard-pressed to match. That competitive advantage will stand them in good stead, because sustainability will always be an integral part of development.

    But it's not easy, they point out. Companies that have started the journey go through five distinct stages of change, with innovation opportunities at each stage:

    That model may not be quite as catchy as Elizabeth Kübler-Ross's five stages. On the other hand, the HBR issue is one of the few uplifting reads for summer's end.

    • Stage 1: Viewing compliance as opportunity
    • Stage 2: Making value chains sustainable

    • Stage 3: Designing sustainable products and services

    • Stage 4: Developing new business models

    • Stage 5: Creating next-practice platforms

Original Post: http://makower.typepad.com/joel_makower/2009/08/the-reports-of-summer-five-easy-pieces.html

 

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Jeremiah Owyang si unisce ad Altimeter Group (Charlene Li)

Due delle migliori menti del panorama del Enterprise 2.0 si sono unite, sono Charlene Li, fondatrice dell'azienda e coautrice del fondamentale Groundswell: Winning in a World Transformed by Social Technologies e Jeremiah Owyang, già ricercatore di Forrester e esploratore degli strumenti del web 2.0 e delle strategie per la loro introduzione nelle aziende. A loro, a completare i gruppo dei 4 moschettieri ci sono inoltre Deb Schultz e Ray Wang

Scrive Jeremiah sul suo blog:

"Just a few years ago, fax, cell phones, email and the internet stormed into companies. Today, social technologies have caused many corporations to respond with a knee-jerk reaction, or shudder away in fear. Tomorrow, location aware devices, an increase in cloud computing, and augmented realities are quickly appearing on the horizon. What’s the trend? These emerging technologies are coming at an increased speed. With more changes coming, it’s painful for companies to quickly adopt without a strategy. As a result, modern companies need an on-boarding process for any emerging technology. We plan to be that guide for the world’s top brands to understand, experiment, and improve their business. How, do you ask?"

Un saluto al gruppo che si annuncia esplosivo sulla scena delle nuove tecnologie e sui processi ad esse correlati. 4 moschettieri da seguire.

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