In Italia li chiamano temporary store, negli USA, dove sono nati, li chiamano PopUp Store (o PopUp Shops). Si tratta di negozi temporanei, aperti per un periodo definito in luoghi molto frequentati ma altrimenti non presidiati dal brand, che offrono la vendita diretta - a volte a condizioni vantaggiose - del prodotto da parte dell'azienda produttrice.
Un esempio sono i container che vendono Illy Caffè oppure i TIR di Haier Appliances per promuovere i suoi elettrodomestici.
Gli stimoli su cui si basa il sistema sono molto semplici:
- il senso di urgenza dato dalla temporaneità del negozio; spesso infatti durano pochi giorni
- il senso di esclusività se ai clienti della zona viene comunicato in anticipo l'apertura dello Store
- la particolarità della esperienza d'uso derivante dalla possibilità di personalizzare il negozio in base alla location
Tutto sommato il concetto che sta alla base del PopUp Store è quello che muoveva anni fa i venditori Avon o AMC che muoveva e muove i venditori porta a porta di Vorwerk Folletto: il contatto diretto con il cliente, l'esclusività e profondità della relazione, il passaparola e la fiducia che viene riposta nel giro di conoscenze che scatenano la dimostrazione.
Un sistema che funziona, eppure al di là di alcuni marchi storici del PopUp Retail o dei soliti innovatori, non si vedono i marchi che ci si potrebbe aspettare; ad esempio non si vedono i marchi di arredamento a presidiare luoghi come i centri commerciali in cui il target - il consumatore femminile - dovrebbe essere perfetto.
La crisi dei Punti Vendita di arredamento e la loro apparente incapacità d superare la crisi, dovrebbe a maggior ragione spingere i marchi a innovare il rapporto con il Cliente finale, a trovare nuove strade e soprattutto nuovi tipi di relazione, di contatto, di coinvolgimento, ma non è così.
Forse è ora di cominciare
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